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Terapia della leucemia mieloide cronica PDF Stampa E-mail

 

Le scelte terapeutiche sono legate alla fase della malattia, cronica, accelerata o blastica.

 

1.    Gli inibitori delle tirosino chinasi si sono dimostrati assai efficaci nella leucemia mieloide cronica.
L’imatinib mesilato, farmaco di prima scelta, nella LMC ha dimostrato piena efficacia con risposte ematologiche (vale a dire, l’emocromo si normalizza) che arrivano al 95 per cento dei pazienti in fase cronica. Le risposte citogenetiche sono dell’ordine del 80 per cento nei pazienti di nuova diagnosi. Questa terapia è scarsamente tossica ed è generalmente sopportata anche dai pazienti anziani.
Gli effetti collaterali più evidenti sono dolori muscolari tipo crampi, ritenzione di liquidi con aumento del peso, edemi periorbitali, congiuntiviti e rash cutanei, risolvibili con la sospensione momentanea del farmaco o la riduzione del dosaggio. Il dosaggio medio per un paziente in fase cronica è di 400 mg/die.
Mancano ancora i risultati a lunghissimo termine che consentano di stabilire quanto deve durare la terapia; Al momento, la terapia è da considerarsi cronica, analogamente ad un paziente diabetico  che mai può interrompere l’insulina
Sospendendo il farmaco, infatti, generalmente la malattia ricade a distanza di pochi o molti mesi  La risposta viene poi riottenuta con la ripresa della terapia. Ci sono numerosi studi che hanno dimostrato come lo scrupolo a prendere il farmaco tutti i giorni con regolarità è associato ad una maggiore probabilità di mantenere la risposta a lungo termine.
L’imatinib è utilizzato con ottimi risultati anche nelle leucemie linfatiche acute Philadelfia-positive ed in altre forme leucemiche. Sono noti però casi di resistenza all’imatinib, più frequenti in fase avanzata di malattia.

2.    L’interferone ricombinante è stato utilizzato sino alla fine degli anni '90: l’interferone era dotato di efficacia nel 25-30% dei casi solamente a costo di effetti collaterali molto rilevanti, L’interferone è stato “riscoperto” nel 2008-2009 e viene ora utilizzato a dosi BASSE assieme all’imatinib, sfruttando gli effetti immunologici sulla malattia dell’inteferone stesso.

3.    Il trapianto di cellule staminali allo geniche rappresenta il trattamento che consente di guarire la leucemia mieloide cronica. Pazienti di età inferiore ai 50 anni anche in fase cronica sono candidati ad un trapianto allogenico, a condizione che vi sia un donatore compatibile sia familiare che volontario; va tenuta in considerazione l'elevata tossicità e mortalità correlata ad un trapianto. I migliori risultati sono quelli ottenibili con un trapianto eseguito entro un anno dalla diagnosi. Con l’introduzione in terapia degli inibitori della chinasi, il trapianto allogenico è da effettuare dopo attenta valutazione nel singolo caso dei rischi e benefici.

In fase accelerata, le possibilità terapeutiche sono: 

1.    Trapianto di midollo osseo allogenico come terapia di scelta se si ha un donatore compatibile.

 

2.    Imatinib: dimostratosi efficace anche in questa fase di malattia con un dosaggio superiore (600 mg/die) ottenendo risposte ematologiche complete nel 85 per cento dei pazienti e risposte citogenetiche complete nel 28% dei pazienti trattati con un aumento della sopravvivenza e scarsa tossicità. Risposte citogenetiche maggiori ottenute a 3 mesi danno un vantaggio di sopravvivenza rispetto a chi ottiene tali risposte più tardivamente.
Sono attualmente in uso sperimentale i nuovi inibitori, in particolare nilotinib e dasatinib, con risultati a volte sorprendentemente buoni.